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Le macerie. Quelle che ci crollano addosso quando la casa che ci siamo costruiti attorno non era solida come credevamo. Le macerie di un animo segnato da ripetuti dolori che lo devastano e lo sgretolano. Le macerie in cui si trasformano alcuni sogni, e quelle che a guardarle ci fanno venir voglia di ricominciare a ripulire tutto e far tornare il sole. Quelle da scavare per cercare di riportare alla luce quello che ancora resta vivo sotto tutta la sofferenza. Le macerie che raccontano di una fine inevitabile, e quelle che si possono ripulire solo con l’aiuto e solidarietà. Le macerie che ci ricordano quanto siamo fragili, e quelli che ci danno una nuova motivazione per tornare a lottare. Le macerie che raccontano una storia passata e quelle che spingono a ricominciare a scrivermi una nuova.

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La negazione. Il rifiuto della realtà dei fatti, della possibilità che accada qualcosa che non vogliamo. La negazione di ciò che può ferirci. La negazione di se stessi agli altri quando la paura porta ad erigere muri impenetrabili. La negazione degli altri a noi che talvolta non comprendiamo e ci fa sollevare mille domande. La negazione di un aiuto e dell’ascolto. La negazione della verità che è sempre dura da accettare; quella della verità che significa ammettere un nostro errore. La negazione di un male, quella di una condizione, quella di una condivisione. La negazione che è una chiusura, il cala sull’animo un velo pesante di tristezza. La negazione di ciò che può ferire e che va eliminato per il proprio benessere, unica cosa che conta in questo mondo egoista.