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È che c’è stato un momento in cui ho anche pensato di soffrire di Alzheimer.
Eh! Vorrei vedere se non lo pensaste anche voi in una situazione come la mia.
A risvegliarvi ogni volta in tasche diverse, in case sconosciute, addirittura in strada, passato di mano in mano.
E invece no!
Ci ho messo tanto a capirlo, non ero malato, ma questo pensiero non mi ha consolato, anzi!
È stato peggio scoprire di essere stato abbandonato, ceduto con tanta leggerezza da chi credevo amico premuroso e attento.
Eppure ne avevamo passate tante insieme… pause all’aroma di caffè, notturni incontri fumosi… e non eravamo mai soli, noi due eravamo sempre insieme…
Ho viaggiato tanto nella speranza di tornare a casa.
Mi sono vestito di colori sgargianti per saltare all’occhio; mi sono lasciato scrivere addosso nomi di località e di persone con la speranza di essere trovato.
Ma nulla!
Nessuno di voi tiene veramente a me.
Tutti mi usano, mi sfruttano – me, prostituto inconsapevole – finché nel mio dolore ardente, mi consumo.
E non mi accendo più.
Ed è a quel punto che il mio viaggio termina, dimenticato, confuso tra mille altri, in un cassetto, in fondo a una borsa, o, peggio!, in una fogna.
Infondo… io sono solo un accendino!
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