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A volte mi chiedo come sia nato; quale evento o situazione lo abbia scatenato; come si sia affacciata sulle labbra dell’inventore questo geniale gruppo di sillabe che può essere usato in talmente tante occasioni e in talmente tante accezioni di quante crediamo.
Nell’uso tradizionale il vaffanculo – sì, è proprio di lui che stiamo parlando – è un’imprecazione che offende, esprime rabbia, sdegno, può addirittura rompere per sempre dei rapporti, ferire e rendere irreparabili le fratture.
Ma in quanti, tra noi, lo usano anche solamente in modo scherzoso per enfatizzare situazioni già divertenti, sdrammatizzare momenti di imbarazzo; come esclamazione di esaltazione o soddisfazione!?
Il vaffanculo è una parolaccia, d’accordo, e come ogni cosa se abusata può infastidire. Ma in quanti si offendono davvero quando la sentono pronunciare? E in quanti la usano più per insultare che per scherzare?
È notevole quanto la società, con il suo uso, abbia modificato il significato di questa parola. Ed è impressionante quanto poco ce ne rendiamo conto.
Il vaffanculo nasce per schernire ma oggi forse è usato più in modo spensierato che in senso negativo.
Una parolaccia usata più tra amici che tra nemici.
Beh, a quanto pare se si vuole davvero offendere probabilmente è il caso di mettersi nei panni dell’inventore, lasciarsi andare all’istinto, liberarlo per inventare un nuovo concerto di sillabe tanto insolente quanto soddisfacente e divertente,  lontano dall’originale, seppur sempre vero ed efficace ma ormai banale vaffanculo!
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