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Se ti trovi all’estero o inizia a studiare una lingua straniera, l’imprecazione è una delle prime cose che apprendi.

Stranamente è la cosa più semplice da imparare, quella che si cerca, si rincorre e rimane più impressa nella memoria.

Sembra stupido, ma lo trovo giusto, perché conoscere parolacce e imprecazioni in una lingua con cui ci troviamo a fare esperienza è un modo per arricchire i mezzi di difesa che potremmo usare se veniamo attaccati (ovviamente verbalmente) o presi in giro in un paese straniero!

Non avevate mai pensato alla parolaccia come mezzo di difesa, eh?

Ebbene sì, io credo che non sia del tutto sbagliato! Ed è inutile nascondere il proprio sapere adesso, sono certa che molti di voi conoscano l’invito inglese “Fuck you!!” o quello francese sempre molto elegante “Va te faire enculè!!”.

Pochi conosceranno il russo “Otvaly” o l’israeliano “Lech tiezdayen” o la duplice scelta polacca: Vipierdalaj o Spierdalaj…

L’elenco potrebbe continuare ancora (e per questo invito chiunque legga ad arricchirlo nei commenti!), ma in quanti tra voi saprebbero rispondere a dovere ai propri connazionali invitandoli a visitare il tante volte nominato “fanculo” nel proprio dialetto locale?

Non c’è che dire, in italiano, anche se in un dialetto, l’espressione di cui sopra è un invito sempre efficace come dimostrano gli esempi che seguono: “Ma va’ a piallo n’culo” a Firenze; “Va a dà via ‘l cul” a Cremona e in Sardegna è “Bai ‘e fadi codda”.

E’ noto anche il milanese “Va dà via il cù” e assolutamente soddisfacente risultano il “Ma vafancul” napoletano e il “Ma va rumbete u culu v!”siciliano…

Giusto per dirne alcuni.

Adesso tocca a voi, cari lettori: da qualunque zona d’Italia (o del mondo) voi stiate leggendo, vi invito calorosamente a “mandarmi a quel paese” nel vostro dialetto locale (o idioma del paese ospitante!)!

Prometto che non mi offenderò!

 

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