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Proviamo ad essere seri per un momento: l’uomo a cui dobbiamo riconoscere il merito di aver usato per la prima volta nella letteratura l’espressione “va a ffanculo” è Aldo Palazzeschi, che la usò in un suo romanzo nel 1953.

Ovviamente le origini sono più antiche, anche se non ben note, e come capita spesso, il corso degli eventi deve aver sortito i suoi effetti anche sul vaffanculo, che nasceva, in senso dispregiativo per esortare ad avere rapporti sessuali anali.

Questo augurio voleva essere umiliante, come tutto ciò che si riferiva al sesso anale, di origine non tanto omofobica, ma come pratica “non naturale”.

Non dimentichiamo, però, che l’omosessualità nell’antica Grecia e nell’antica Roma era considerata pratica comune, e, se in tempi più recenti l’augurio a praticare del sesso anale è diventato un insulto, lo si deve al fatto che si praticava ma in segreto, e un augurio pubblico era un insulto alla “pulizia” personale e dell’animo.

Oggi, fortunatamente, questa intenzione è del tutto scomparsa, anzi, l’uso del vaffanculo a volte è affettuoso o scherzoso, quindi non ci rimane che vedere come il tempo modificherà ancora il significato della parole… chi vivrà andrà!!

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