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L’uomo e l’ossessione del tempo che passa, fugge, rallenta, indugia e scatta in avanti.
L’uomo e la necessità di controllarlo e contenerlo entro impossibili confini.

Ossessione o necessità, nel corso della storia dell’umanità si è sempre cercato di calcolare il tempo, osservando la natura, accordando il corso delle proprie giornate ai moti della Terra; racchiudendolo in una clessidra sparso tra i granelli di sabbia; intrecciato alle lancette di un orologio; scandito dal ticchettio degli ingranaggi.

L’uomo ha cercato di batterlo nella corsa colmandolo di cose da fare – un occhio all’orologio e l’altro alle sue faccende! – vestendolo talvolta di ansia che non vuole ammettere né vedere, fino al punto di passare dinnanzi ad un paesaggio dalla bellezza indescrivibile e irripetibile senza accorgersene; fino a non riuscire più ad ascoltare se stesso e i moti del proprio animo; finendo per accontentarsi di riempire i giorni restando sospeso sulla superficie di ogni cosa.

L’uomo ossessionato dal dare al tempo una forma e giungere al traguardo vittorioso… ma traguardo di cosa? nella vita non è più importante il viaggio che la destinazione? non è più importante come si trascorre il proprio tempo che non farlo semplicemente passare su un orologio?

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