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Il caffè è una cosa seria. Un rito per i sensi e il palato che a volte scegliamo di vivere solitari, porgendo alla tazzina bollente la bocca pulita con un sorso d’acqua da ogni altro sapore, quasi volessimo purificarla per accogliere quell’ardente amara delizia senza filtri tra aroma e labbra.

Il caffè è una cosa seria, un momento fugace da vivere solitari o la tenera celata richiesta di condividere un intervallo con un caro amico.

Il caffè è una cosa seria, e quello “sospeso” è espressione di saggezza popolare, esempio di tradizione di cordialità e cortesia in un mondo diventato ormai diffidente e chiuso, un mondo egoista dove il sorriso è stentato, concesso a piccole dosi, e il caffè è bevuto in fretta, senza assaporarne il fattore umano di unione agli altri; senza assaporarne la preziosità che regala nel vivere con la giusta lentezza un momento tutto per noi.

Il caffè è una cosa seria, è molto più di una bevanda. A Napoli è un rito, una tradizione, un’immancabile momento che scandisce gli intermezzi della giornata, riordinando idee e situazioni, come una boccata d’aria fresca quando ci si sente soffocati dagli eventi.

Il caffè è una cosa seria perché, come la vita, deve essere bevuto amaro e cocente con il rischio di scottarsi, trovando dietro quelle note acri la beatitudine che si cela nelle piccole cose.

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