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C’era una volta un uomo anziano e c’era una volta la sua mano che teneva nei solchi formati dallo scorrere del tempo le tracce d’inchiostro con cui aveva scritto la storia della sua vita. Una storia sudata, vissuta con la giusta lentezza e il ritmo accordato al tempo che scorre.

E poi c’era una volta un giovane uomo, un ragazzo distratto, sbadato, ossessionato dalla fretta di concludere qualunque cosa stesse facendo, accumulare esperienze, senza indugiare qualche istante di più per imprimerle in sé. E c’era la sua mano senza memoria.

La mano dell’uomo giovane accumulava in quantità esperienze, visioni, ricordi finti, tenuti tutti compatti in un piccolo oggetto elettronico che poteva cambiare a seconda dei suoi mutevoli imprevedibili gusti.

L’uomo anziano, invece, aveva le tasche colme di fogli di carta impregnati delle fragranze del tempo che passa…

Il giovane uomo poteva spegnere il suo oggetto, illudendosi che fosse possibile spegnere i ricordi scomodi con un click! Senza dar peso alla ricchezza di ogni segno che giaceva sulla sua pelle. Aveva dimenticato il gusto del momento e perduto il senso della memoria. Così come la sua mano, ritrovando nelle sue tasche una penna, aveva scoperto di aver perduto la memoria della calligrafia. Non sapeva più scrivere e distinguersi anche per la particolarità del suo tratto.

Per uno scrittore, l’inchiostro è come il suono della voce, e la grafia è il suo tono che si distingue in una folla. La parola scritta a mano ruba dall’autore il senso profondo delle sue idee, le voci distinte dei suoi personaggi e le imprime su un foglio rendendolo unico…

L’inchiostro e la penna raccolgono le memorie di uno scrittore nella loro natura pura.

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