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Mi piacciono le vecchie case.

Quelle case che raccontano storie attraverso le crepe che segnano i loro muri, dall’alto verso il basso, oppure salendo dal basso fino al cielo.
Quelle che hanno le porte di legno consumato e il colore delle pareti sbiadito;
Mi piace l’odore che emanano, che se chiudi gli occhi ti racconta di tutte le generazioni che le hanno abitate;
Le stanze dal soffitto alto, fredde e gialle, che se tendi l’orecchio ti sembra di ascoltare timide risa goliardiche;
segreti sussurrati in confidenza, intimoriti;
sedie che scricchiolano sotto il peso di madri che coccolano i propri figli…

Mi piacciono quelle case che spuntano ancora qua e là tra palazzi moderni:
Mi ricordano da dove vengo e mi fanno desiderare di tornare indietro a un tempo incontaminato, lento, puro
Mi piacciono tanto che vorrei recuperarle e viverle tutte,
prendermene cura, e tenerle in piedi, proteggerne l’aspetto, perché è da esso che sprigiona il loro essere, il loro fascino, il mistero, il loro passato

E non accetto mai l’idea che nulla possa essere recuperato;
che quelle mura siano tanto marce da non poter essere curate, protette, accudite. Fatte rinascere e poi di nuovo abitate

Case vecchie come persone, rapporti, pensieri.

Amo le vecchie case e non riesco a non smettere di desiderare di restaurarle tutte. Forse come non riesco a mettere un punto a ciò che deve essere chiuso… dentro non si chiude mai del tutto… si assopisce e resta a nutrire quello che ogni giorno divento…

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