Tag

, , , ,

donnaquasispillata

Altro giro, altra birra. Un’altra serata allo Spillale (Via Mazzocchi, Caserta) e un altro gioco di abbinamenti tra romanzo e bevanda.

Questa volta l’attenzione è rivolta all’ultimo romanzo di Tinta, “Una donna (quasi) scaduta”, edito da David and Matthaus egoEdizioni. Il romanzo racconta le vicende di una donna alle prese con le prime avvisaglie della menopausa e tutti i dubbi e le domande che questa fase di cambiamento dell’età provoca in una donna che non accetta di sentirsi, appunto, scaduta ma continua a mettersi in gioco.

Anche questa volta racconto al mio amico Raffaele (De Lucia) la trama del libro (di cui potete leggere la recensione a questo Link) cercando di dargli quanti più elementi affinché lui possa entrare nello spirito del racconto e scegliere una birra adatta da unire.

Il libro si distingue per il tono sempre ironico, mai troppo impegnativo che sceglie la scrittrice per sdrammatizzare su quelle che possono essere problematiche anche un po’ malinconiche. Il tempo che passa e la voglia di restare autentiche e ancora attive, nell’amore come in ogni aspetto della vita.

Per questo libro Raffo individua due birre: una da suggerire agli uomini, l’altra alle donne.

La prima è una rossa Barley Wine, una birra molto carica che si distingue, come mi spiega il mio amico in “Due fasi marcate: al primo sorso si assapora la base tipica del malto, così come nel romanzo c’è la base di ciò che si è sempre stati, mentre in un secondo momento subentra il retrogusto più amaro a cui va abituato il palato un po’ come, forse, la protagonista cerca di abituarsi al suo cambiamento”. Ricordo a Raffo di come Tinta scriva di una protagonista tenace, sognatrice determinata a rimanere sempre se stessa, senza cedere alla tentazione di diventare patetica e lottare contro i segni che il tempo lascia in lei senza ricorrere a trucchetti e frequentando ragazzini. “Dovremmo, quindi, scegliere una birra che si affina al palato”, continua Raffo,”e in questo la Barley Wine è perfetta in quanto viene affinata in botti di rovere, e quindi con il passare del tempo ha i suoi cambiamenti che sono migliorie rispetto all’origine”.

Inizialmente però, Raffo aveva pensato ad una birra un po’ più adatta ad una donna, più nello stile dell’Indian Pale Style, lo stile di una bevanda che sembra ancora frivola al primo sorso ma che rilascia tanto gusto amaro che sorprende alla fine. “All’inizio puoi pensare ad una birra chiara, leggera”, spiega, “ma quello che viene dopo è un gusto che stupisce e che va affinato al palato, accettato così come bisogna accettare i cambiamenti  nel tempo e nella vita”, per questo concludiamo che l’unione più adatta è con la svizzera White IPA Bad Attitude, una birra un po’ più “femminile”, fatta con frumento, ma con il tipico un retrogusto da IPA, quindi un po’ più amara.

Mentre chiacchieriamo del romanzo e Raffo mi elenca le caratteristiche delle birre, noto il divertente particolare del nome della birra scelta per questo romanzo: si tratta di una White IPA Bad Attitude. La trovo simpaticamente perfetta per Tinta, un’autrice sempre pronta a non prendersi mai sul serio e audace nei suoi precedenti lavori letterari visto che nasce come scrittrice di racconti erotici. Insomma, una cattiva ragazza sempre pronta a ridere, apparentemente leggera ma ricca di creatività.

Anche questa volta l’accostamento divertente sembra perfetto. Vogliamo provare a sorseggiare la birra leggendo il libro? Noi verifichiamo, e a voi auguriamo buona birra e buona lettura!

Annunci