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Lucio Schina ha dato vita una storia di amore e di ricerca. Di amore verso il proprio lavoro, verso una donna e verso un paese. Di una ricerca del senso più profondo di condivisione del sé con l’universo, del coraggio di aprire la mente e accettare, come parte della magia di cui si costituisce il legame dell’uomo con il cosmo, esperienze scientificamente inspiegabili.

Diario di un antropologo (il viaggio del disincanto)”, edito da Edizioni Progetto Cultura, è la storia di Davide Chisan e del suo viaggio di ricerca per uno studio archeologico che lo porterà alla scoperta e al consolidamento della idea di quanto siano importanti per la formazione di un uomo e della vita di una comunità il ruolo delle radici e del legame con il passato. Davide si troverà a contatto con una verità alla quale potrà approcciarsi solo se sarà in grado di abbassare ogni pregiudizio e barriera.

Un’esperienza di lavoro che diventa per lui un’esperienza di crescita interiore e di nuova consapevolezza. Spicca nella narrazione questo profondo amore per i luoghi che ospitano il viaggio di Davide e Janir (membro del suo team di ricerca e compagna in questa avventura; una donna provata da esperienze che l’hanno resa rigida e che questo viaggio nutrirà di nuova passione verso il suo lavoro e la sua terra).

La scrittura di Lucio è efficace. Trasporta il lettore tra le dune del deserto e ne cattura la curiosità mostrandogli i reperti archeologici che il protagonista si trova ad osservare.

La lettura è veloce eppure intensa. Non si resta indifferenti, si entra immediatamente nel viaggio, e le descrizioni sono evocative e poetiche. Un romanzo di intensa profondità e dolcezza, di mistero e rivelazione. Un’esperienza letteraria assolutamente da condividere.

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