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L’abbandono, che inizia silenziosamente molto prima che siano pronunciate le parole “vado via!”, e che logora senza che si sia consapevoli. L’abbandono di una strada sbagliata, di una persona nociva. Quello, fatto con dolore e coraggio, di una finta sicurezza a cui ci si adagia. L’abbandono di se stessi in un abbraccio che è come una resa. Quello che svuota per creare nuovo spazio da colmare. L’abbandono subito e quello scelto, necessario per ricominciare. L’abbandono che stordisce, disorienta, fa perdere la via prima di ritrovare quella giusta. L’abbandono che fa sentire soli, di una solitudine a volte necessaria per ascoltarsi nel profondo e riscoprirsi. L’abbandono che è come cadere, sgretolarsi, e poi ricostruirsi più forti.

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