L’amarezza, quel sapore che resta sul palato e nello spirito dopo aver subito una delusione; che disorienta e avanza quando ormai la persistenza del disinganno non lascia più spazio allo stupore. L’amarezza che inorridisce il gusto di una proposta tenera, di un invito piccante; che alimenta la sfiducia e rafforza la chiusura e il silenzio; che trasforma, disorienta quando si affrontano, stremati, nuove sfide; che distorce la vista quando si incrociano nuovi sguardo, impedisce di accogliere pieno entusiasmo. L’amarezza che indurisce, rende cauti e forse più forti, ma che una carezza non riesce facilmente a scalfire, perché crea un’armatura di protezione, una barriera difensiva che si può abbattere solo con pazienza, costanza, e forse disincanto.

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