Dietro palpebre chiuse_cover

Avevo aspettato che la macchina partisse prima di uscire in veranda. E ora ero lì, persa nella scia lasciata dalla sua fuga. Guardavo dritto. Non erano servite a molto le parole di mio padre che aveva cercato di giustificare il suo gesto. Non mi andava di perdonarla, né di parlare.
E Lisa questo l’aveva capito subito. Arrivò, si sedette accanto a me e si prese sulle spalle parte del peso dei miei tredici anni. Stette in silenzio tutto il tempo, sopportando il mio momentaneo mutismo. Aspettò che fossi io a parlare. Aspettò una settimana intera, vivendola in funzione di me. E quando incominciai a parlare, lei ascoltò tutto, pianse con me, mi strinse forte. E mi aiutò a mettere per un po’ da parte quel peso che non avrei mai potuto smaltire tutto in una volta e che forse non sarei mai riuscita a togliermi di dosso.”

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