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248 pagine in un piccolo scrigno formato 10×15, “Vangelo yankee” di Nicolò Gianelli è un gioiello prezioso confezionato dalla ‘round midnight edizione.

Il romanzo racconta un viaggio strampalato on the road di un gruppo strampalato di ragazzi il cui cammino si incrocia a quello di personaggi surreali e insoliti. Le persone diventano tappe così come gli stati della costa occidentale dell’America del Nord. Strade immense e un viaggio che si vuole fare fuori da ogni schema (alla ricerca di Lui).

Il linguaggio, la scrittura hanno la stessa andatura di un giro sulle montagne russe: scalate e discese vertiginose che danno ritmo alla lettura.
Un viaggio a ritroso con i capitoli. Un vagare tra fatti verosimili e situazioni surreali che diventano metafore di un vagare, persi.
Le vicende e la loro narrazione emanano l’odore di una costante sbronza: interminabile, divertente, menefreghista. Accade tutto barcollando, ecco la sensazione: un simpatico e allegro capogiro da sbornia. E come tutte le ubriacature, ha un retrogusto amaro triste malinconico.

Nel tono si percepisce qualcosa che fa male, un tormento. E se il viaggio, questo vagare on the road nel sogno americano, fosse una fuga in cerca di una smentita dalla vita? Vita maledetta che fai tanto male per quanto sei bella!

La voce narrante a tratti sembra quella di un cowboy, quella dei vecchi film ambientati nel lontano west da conquistare. E a noi sembra di essere lettori pionieri; sembra di vivere le avventure di chi ha conti in sospeso da saldare. L’avventura, però, è quella di quattro ragazzi che inseguono, a bordo di una “balena bianca“, il moderno sogno americano con la stessa voce, lo stesso tono dei pionieri che seguivano quello della conquista di nuove terre.
Il loro viaggio ha una colonna sonora: ogni capitolo si conclude con il suggerimento del titolo di una canzone mandata dallo stereo della balena bianca. Canzoni che vi consiglio di cercare e ascoltare alla fine di ogni capitolo, come a sostare per far raffreddare il motore e lasciar decantare le emozioni, le immagini e le vicende lette; avvicinarsi, canzone facendo, al capitolo successivo, leggendo le pagine in corsivo che fanno da intermezzo (se siete troppo pigri, qui trovate la playlist che ho fatto per me https://youtu.be/GoA_zY6tqQw?list=PLgXOY6goL00BT9OC9l0yMAjDI1ZOyCcCj )

Nicolò Gianelli, con tono ironico e stile brillante, ha la notevole capacità narrativa di un poeta beat; diventa voce di una generazione alla ricerca di un sogno, alla ricerca di un riscatto; una generazione che intanto affoga in brevi sprazzi di oblio alcolico per trovare solo un sollievo momentaneo.
Nicolò trasforma ogni cosa in personaggi con le proprie personalità distinte: un cactus, una Cadillac, lo stesso lago diventano vivi e dotati di parole e pensieri. Ogni cosa è avvolta dal fascino cinematografico, come se le strade delle città americane fossero un enorme set. Tutto sembra pervaso da pericolo, tutto sembra losco, tutto può vestirsi di morte e contemporaneamente proseguire in modo normale. Ma mai in modo banale e anonimo. Nicolò trasforma il viaggio in un volo nell’universo.

Conclusa la lettura di “Vangelo Yankee” ho l’animo scombussolato, come fossi distesa sotto i morsi di una montagna di parole etiliche, di emozioni alcoliche; una sbornia colossale di sogni, con la vita che mi fa tremare le gambe, spaventate ed eccitate perché non so quale possibilità mi capiterà domani.
Finito di leggere Vangelo – che non è un Vangelo ma il racconto di un sogno non privo di dubbi e paure, reso solo più fantasioso per trovare un modo in grado di smorzare questa fottuta paura di vivere, questa vita che spaventa – ho la testa sognante, innamorata di questa favola. Adoro le favole irreali che non mi nascondono la realtà, anzi cercano di presentarla in modo bizzarro, che poi è il modo per dire alla vita “Guardami, io rido, riesco a trasformare in bellezza anche lo spavento che mi butti addosso. Sì, questa è bellezza. O forse vuoi negare che leggendomi non hai sorriso?”
Io ho sognato, anche se ho sentito tanta malinconia; ho sognato e amato tutti gli assurdi personaggi che prendono vita tra queste pagine.

La lettera dei genitori e le parole della sua editor in chiusura del volume mi fanno comprendere che Nicolò ha deciso di intraprendere un viaggio estremo il 3 luglio 2015. Ed è davvero un peccato pensare che questo ragazzo non ci regalerà altre opere.
Vorrei quasi che questo viaggio non terminasse, e vorrei farti mille domande, Nicolò, per capire da dove nascono queste pagine e cosa le ha suscitate, perché è evidente che dietro vi si nasconde un universo tormentato.
Mi chiedo dove hai imparato a scrivere così, dove hai imparato a dominare con tanta maestria la tua penna che è così felice da alzarsi dal coro e distinguersi.
Mi piacerebbe chiederti a chi ti ispiri, chi ha nutrito la tua cultura. Il tuo stile mi ricorda quello degli autori beat, ma anche quello di Boris Vian che con “La schiuma dei giorni” mi ha fatto provare amore fino alle lacrime e sognare in un mondo di favole irrazionali, illudendomi che tutto fosse possibile.

Salgo di nuovo sulla balena bianca, metto su la compilation che tu mi hai suggerito strada facendo, e mi tuffo ancora un po’ nel tuo viaggio, mentre a te ti immagino a bordo della Dipartita in attesa di lanciarti in un nuovo tramonto.

Per info e acquisto http://www.roundmidnightedizioni.it/book/vangelo-yankee/

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