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Prima di incominciare questa recensione, lasciatemi esprimere un sentimento: mi manca Sara!
Chi diavolo è Sara? Cosa centra con la recensione? Vi assicuro che centra, eccome!

Sara è la protagonista di quest’altro gioiello che impreziosisce il catalogo della ‘round midnight edizioni, “Ogni cosa che tocco è un’astronave” dell'”ex moschettiere del Re di Francia, poeta, giardiniere, professionista di lotta messicana, astrologo, autostoppista….” Alberto Calligaris.

Sara è una libraia che in un piovoso lunedì mattina di settembre si ritrova nel mezzo di una vera e propria persecuzione causata da un magico reggiseno appartenuto a Sylvia Plath, che uomini cattivi e improbabili vogliono da lei per diventare autori famosi oltremodo e oltre tempo.

Non basta ad incuriosirvi?
D’accordo, farò la brava e vi parlo del resto.

Accade tutto in modo accelerato e assurdo, con una frenesia inafferrabile.

La voce narrante è quella di Sara, appunto, che non cela il tormento, la frustrazione per le sue stesse debolezze, le insoddisfazioni. Sara non si fida, soffre di solitudine e teme la felicità. Non nasconde la voglia di cambiare e allo stesso tempo quella di non voler fare niente per cambiare questa routine che la porta ogni lunedì mattina a trovarsi in una libreria, che poi è il centro di tutti gli universi, e come tale, un luogo da dove sembra normale debba avere origine l’assurda escalation di fatti assurdi che le accadono.
Sara è una donna insoddisfatta e insicura ma allo stesso tempo istintiva. Vive la sua vita provando a non pensare troppo, ma non riesce a smettere mai di pensare.
Così un lunedì apparentemente noioso come tutti gli altri, si trasforma inaspettato in un circo di fatti esagerati.

Bella la scrittura convulsa di Calligaris, il modo di dare una voce irrequieta alla sua Sara. Il suo modo di farla riflettere su tutto e di continuo, e trasformare i suoi pensieri in quello che accade. Convincerla che può cancellare quello che ha appena compiuto solo volendolo, solo perché se n’è pentita.
Bella Sara, così umana, così piena di difetti, così insolita, che pensi che forse veda troppa TV o lega troppi libri. Ma la fantasia le serve per sopravvivere alle giornate tutte uguali, o meglio per non pensare a quello che non va e che fa male.
Tenera e fragile allo sguardo, ti fa venire voglia di proteggerla e prenderti cura di lei, di abbracciarla, ma se impari a conoscerla sai che ti manderà sonoramente a quel paese se ci provi, e ti chiederà di picchiarla per dimostrarle quanto tieni a lei. Perché lei in fondo vuole che tu te ne prenda cura, ma ha paura.

Situazioni assurde scatenano un viaggio reso ancora più assurdo dalle stravaganti ed esagerate riflessioni della protagonista. La sua mente non ha limiti e i pensieri elaborano metafore che si pongono a metà strada tra un urlo sboccato e un verso poetico.

Sara parte alla ricerca di questo fantomatico magico reggiseno, fatto che scatena l’intera narrazione, e durante il viaggio deve fare i conti con se stessa, con questa mancanza di fiducia verso il prossimo che cozza con la disperata voglia di potersi fidare. Ha un disperato bisogno che le cose cambino.

Salta all’occhio il fare continuamente riferimento all’amore come a qualcosa di cui lei pretende una dimostrazione con il dolore. A un certo punto, durante la lettura, viene da domandarsi: ma cos’è questo libro? Di cosa parla realmente? Parla forse di un amore malato? Infettato dall’incapacità di fidarsi? Dall’incapacità di custodire la bellezza se non distruggendola? La necessità di farsi male per godere, come se solo il dolore (quello fisico unito a quello morale) facesse sentire vivi e fosse reale?
Leggi il libro e ad ogni parola che scorri col dito pensi che è assurdo. Eppure volti pagina incuriosito, vuoi vedere fino a che punto è in grado di spingersi l’autore, dove vuole arrivare. E tra queste pagine scopri tanto dolore ma soprattutto amore, non solo verso l’altro, ma innanzitutto verso i libri, che poi sono bellezza che prende forma.

E poi, come fai a non affezionarti a Sara? A Sara che fa la stronza solo per sentirsi viva, solo perché è incuriosita, solo perché è insicura e ha bisogno di sapere che ha lei in mano il gioco, solo per farsi battere e abbandonare perché ha paura di essere felice, perché essere felici è un rischio e quando sei felice di solito succede sempre qualcosa che ti spinge a fondo.
Come fai a non affezionarti a Sara capace di inventarsi un’assurda avventura nella quale Kurt Cobain non sa nemmeno di essere Kurt Cobain? E tutto ciò solo per affrontare la paura del futuro, di quel buio ignoto che se lo fissi ti terrorizza, ti immobilizza, ti atterrisce e ti fa venir voglia di infilare la testa in un forno come Sylvia Plath?
Sara che sembra una bimba e, a volte, anche una donna anziana con mille vite alle spalle. Sara che in fondo vuole solo amare, vuole solo amore.

Calligaris è riuscito a costruire un intreccio che incolla il lettore alle pagine come un film di spionaggio anche se è evidentemente inverosimile. Ti incanta con le sue parole che si intrecciano in formule magiche. Ti fa sollevare mille dubbi che però decidi di accettare e smentire e procedere con la lettura per scoprire che ne sarà di lei e del reggiseno magico.
E poi ci sono i libri la scrittura. E allora l’avventura raccontata non diventa altro che una celebrazione del magico incantesimo della lettura: Sara, come lei stessa dice, vende universi, e i libri non sono altro che mondi e viaggi che il lettore sceglie di vivere. Un po’ come l’intrigo che Sara decide di “scrivere” rendendosi protagonista di un’avventura assurda. Che sia tutto vero o frutto della sua immaginazione di libraia, c’è una sola certezza: la lettura rende la realtà più piacevole. La vita più vivibile.

Per acquistare il libro: http://www.roundmidnightedizioni.it/book/cosa-che-tocco-e-unastronave/

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