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La ‘round midnight edizioni è una casa editrice che si occupa principalmente di poesia dando un contributo notevole per la diffusione di questa forma letteraria, purtroppo trascurata.

Esistono invece tanti gioielli che toccano le corde dell’anima e, senza troppa delicatezza, vi lasciano dentro segni profondi che commuovono e spingono a riflettere.

Questo è il compito della letteratura; questo è il compito della poesia.

Allan Corsaro è un altro poeta della scuderia ‘round midnight edizioni. Un poeta del nostro tempo che qualcuno potrebbe aver “immaginato, da qualche parte”. Ma, ad incontrarlo tra i versi che ci regala, si ha la sensazione tangibile di qualcosa di corposo, ricco e tagliente.

Fiori d’asfalto ed altre solitudini” è una silloge da leggere ad alta voce. Anche solo sussurrate, le poesie in essa contenute si devono sentire. La voce, infatti, ne svela altri significati, altre sfumature, oltre quelle immediate.

Impressioni al primo impatto: il nostro poeta ama vivere nella notte e te lo immagini, sin dai primi versi, camminare per le strade illuminate dai lampioni a rubare storie di chi come lui vive in quel preciso istante della giornata. Come se nell’oscurità ci si potesse proteggere ed essere davvero se stessi, e nell’oscurità capire davvero.

O forse è il contrario, e lui non riesce a vivere la notte come vorrebbe?

Di sicuro, Allan Corsaro riesce a cogliere tanta umanità (“raccolgo mani / braccia / profili / passi come fossero doni“).

I versi sembrano passi compiuti sull’asfalto di una città di cui non conosciamo né nome né fisionomia, ma è rilevante: sono le vie della vita, quelle strade che si imboccano crescendo o affrontando il quotidiano; le strade che percorriamo con un bagaglio che alimentiamo ogni giorno. Ma cosa sta cercando Corsaro su questi marciapiedi, per questi vicoli che sembrano solitari, silenziosi, riflessivi, e celano invece tanta vita?
A volte sembra una ricerca incompleta, sospesa. Come se si percepisse la frustrazione di qualcosa di inaspettato.
E così è facile rischiare di confondersi tra la folla e l’asfalto.
Nei suoi versi, che esplodono di bellezza, c’è come la volontà di esprimerla e gioirne, e urlare l’incapacità di saperlo fare e saperlo vivere.

Allan Corsaro è innamorato della vita e di ciò che lo circonda. Si evince dalle sue parole la consapevolezza di tutto questo, ma allo stesso tempo sembra mostrare se stesso come piccolo, impotente, incapace di accogliere appieno questo messaggio di splendore.

La parola chiave e asfalto e non solo per via del titolo. È richiamata più volte tra i versi, e questo ci suggerisce un’ambientazione vera e propria, primo elemento di congiunzione e continuità del racconto poetico di questa silloge: la città.
La città con le sue solitudini dettate forse dalla frenesia del quotidiano. La città con le sue routine che a volte ci distaccano dalle cose realmente preziose.
L’asfalto è un pretesto per raccontare le vite degli altri che incrociano gli occhi del poeta e suscitano in lui riflessioni. Un pretesto per un’analisi di se stessi nel confronto.
L’asfalto serve a denunciare la solitudine dell’essere umano tra i suoi simili. Esso rende “i muri più espressivi delle persone che contengono“: in questo verso si vince il sollievo che si prova dal confronto con le architetture della città, più lieve, più apprezzato del confronto con l’essere umano. Come se la distanza tra uomo e architettura fosse meno dolorosa di quella che c’è tra uomo e uomo.

Tra questi versi, c’è la paura del distacco e la tremenda consapevolezza che esso sia un fatto inevitabile.
La poesia è un mezzo per non impazzire, e il pomeriggio è il momento migliore per darle voce e luce.
La poesia è un grido per noi per denunciare il proprio disagio interiore. Quella irrequietezza che contrasta con la sfiducia verso tutto e ti fa comunque lottare ogni giorno con “la stupida tenacia di questa testa contro muri invincibili / che se non si ferisce si spacca /  ed è l’unica fenditura della vita“.

Corsaro lascia intendere la poesia come mezzo per urlare disagio, frustrazione, confusione, ma anche il senso di mancanza e solitudine che ci colpisce a questo mondo e che colpisce soprattutto gli animi più sensibili.
E urlare questa poesia sembra diventare l’unico modo per restare vivi, sani e salvi.

Trovo alcune di queste poesie assolutamente condivisibili. Corsaro, infatti, riesce a dare voce a tormenti e dubbi comuni. Una voce che ci voleva.
E alla fine, la poesia è una serie di istantanee, di pensieri suscitati dalle immagini di cui si fa esperienza nel quotidiano, e che nell’apparenza sembrano dettagli insignificanti su un quadro ma che a guardare meglio, a soffermarsi, si notano le sfumature e anche l’incanto poetico che alberga in ogni cosa.
Nella penna felice di Allan Corsaro si legge questo desiderio di abbandono di sé alla poesia come fossero gli occhi di una persona.

Per informazioni sull’autore e per acquistare il libro
http://www.roundmidnightedizioni.it/book/fiori-dasfalto-ed-solitudini/

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