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Ritorna tra gli scaffali il giovane poeta romano Stefano Labbia con la silloge “I giardini Incantati” edita da Talos Edizioni.

In questa seconda fatica letteraria, il giovane autore va oltre gli schemi consueti della poetica. Le prime liriche dell’opera, infatti, mi danno subito l’impressione di una serie di immagini, lanciate come ingredienti di un incantesimo volto a suscitare una reazione nel lettore. Un lavoro che procede senza regola, senza metrica rigida, senza limiti, ma con la libertà del pensiero di Labbia.

Destinatari delle parole di Stefano sembrano essere tutte le persone che hanno incrociato la sua strada e che hanno segnato parte della sua vita con emozioni che gli si sono impresse nell’animo.
Le poesie, infatti, appaiono un canto di profonda intimità, condivisa con il lettore. Non sempre si tratta di canti romantici o di belle speranze. Al contrario, Labbia usa questi versi come a voler urlare un dolore non superato; il pessimismo rispetto ad una generazione di illusioni e presunzioni, che si risolvono in tanta insopportabile superficialità per il Nostro.

Le liriche sembrano canti di chi non ha speranza di cambiamento dal dolore.

“Universi” è un inno che rimette tutto in gioco. Un inno alla bellezza dell’universo e allo stupore che si dovrebbe provare nel farne esperienza, poiché la ricchezza è dovunque intorno a noi.
Si susseguono poesie concentrate sul tempo e sull’affanno dell’uomo verso il domani, che è una fatica così forte da far dimenticare che esso vive già in quello che si compie nel presente. Il giovane poeta rimprovera tutti per questo, per il loro limitarsi ad osservare la metà dell’insieme.

Questo è probabilmente il senso di una raccolta così eterogenea nei contenuti; il motivo per cui ci si ritrova al cospetto di poesie molto diverse tra loro per tema e metrica: esse dovrebbero permetter di dare una veduta d’insieme e totale della vita in tutte le sue sfaccettature. Unico, vero segreto per apprezzarla nel bene e nel male.

Anche chi soffre in realtà si trova in questa condizione perché non è capace di vivere pienamente il presente ma resta bloccato nel passato che lo ha ferito e non riesce a trovare via d’uscita, come si evince dalla poesia “Smarrimento”.

Temi ricorrenti sono il fiato corto, evidentemente per le fatiche e le sofferenze della vita; la falsità, l’ipocrisia, l’amore, il tempo, il passato, il domani, ma anche e soprattutto il presente.

Senza seguire uno schema metrico rigido, Stefano Labbia canta i tormenti dell’essere umano e si fa portavoce di inquietudini che potrebbero essere universali.
Nei brani che all’apparenza sembrano parole di rassegnazione c’è invece l’ammonimento ad aprire gli occhi, il desiderio di riscatto rispetto al mondo, all’uomo.
Sono quindi poesie che toccano diversi temi come se ci trovassimo, appunto, in un giardino ricco di fiori variegati e fragranze molteplici.
Ci lasciamo inebriare e stordire da ciò che accade, e ci perdiamo nella contemplazione di fiori nuovi e insoliti. Incantanti dalla vita che sempre ci stupisce.

Per informazioni sull’autore: https://www.facebook.com/pages/I-Giardini-Incantati/1917033081859059

Per l’acquisto:

I giardini incantati

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