in punta di

Apparentemente silenziosa, si presenta al lettore una silloge targata Le Mezzelane Casa Editrice, che irrompe nell’animo scoprendo gradualmente la sua forza poetica.

Lucia Izzo con il suo esordio letterario, entra “In punta di versi” nell’animo del lettore, traducendone sensazioni ed emozioni.

Dalle prime poesie ho l’impressione che il suo canto voglia creare comunione tra le sensazioni intime dell’individuo e quelle tormentate di una umanità persa nelle sue sofferenze.

Poesia che sembra molto diretta, accessibile nel suo senso profondo anche a chi non è avvezzo alla lirica.

C’è una gioia, una pace delicata che accompagna questi versi. Forse è davvero una danza della parola fatta in punta di piedi, che chiede il permesso di entrare tra le emozioni del lettore, e baciarlo come le rime scritte tra i versi.

Sembra una poesia che racconta di tutti, che si rivolge ai bambini come agli adulti, e raccontare attimi, storie; svelare segreti.

“Il confine delle rovine” è un quadro di un luogo reale e di un luogo del tempo che suscitano l’emozione di una umanità destinata a vivere, morire, lasciare qualcosa nella memoria, qualcosa che possiamo rivedere se osserviamo con attenzione le rovine del tempo che passa. Queste liriche sono quadri dipinti di paesaggi per la vista come del cuore.

“Dal mare saliranno le sirene” mi fa pensare al problema degli immigrati, dei disperati che nel mare trovano la morte mentre erano partiti in cerca di nuove speranze. La poetessa canta una lirica di speranza per quel mare che invece di morte sia ponte di vita e rinascita. Ma chi sono le sirene di cui parla? E la cattiveria, il male può essere sconfitto?

“Ci fu un tempo per lei” forse si riferisce alla poesia, forse alla stessa poetessa, che racconta il bisogno di parlare e tessere versi ribelli e liberi da qualunque costrizione o limite. L’arte e la poesia non possono essere imprigionati, ma hanno bisogno di prendere forma per portare il loro messaggio ed essere condiviso.

Alte sono le liriche “Volto sfuggente” e “Se tu c’eri” che rimandano a persone che hanno impresso nella poetessa un seme e dei segni indelebili. Indice che il poetare è l’urlo necessario di una voce sensibile che in sé ha vasti universi. Impossibile non farli traboccare.

Ma ci sono anche le emozioni quotidiane tra questi versi, come se la poetessa volesse ricordarci che c’è emozione dappertutto, in ogni gesto, in ogni scontro, in ogni carezza; che nulla passa senza lasciare un segno, soprattutto in chi ha l’animo sensibile, come confermato da “Voci” e “Ogni dolore è specchio di silenzi”.

La natura e la memoria sono elementi che si intrecciano e si alimentano vicendevolmente, sempre di ispirazione, arrivo e origine dei canti della poetessa.

“Come luce mi apro” e “Arduo compito” mi fanno ripensare al dono e maledizione che sono compito dello scrittore, il quale ha una missione talvolta dura ma che è come un compito che non si può evitare, non si può fare a meno di eseguire. L’arduo compito di chi ha questa vocazione.

Anche la memoria trova posto tra queste liriche: si scorge il legame con la famiglia, gli antenati, le nostre radici e tutta la storia. Si omaggiano con il ricordo posato tra i versi, e si esalta il passato per ciò che ha lasciato e ciò che ha significato. In ogni canto scorgiamo la sensibilità di una voce come quella di Lucia, che in “Vorrei convincere il cielo” scrive l’auspicio di una donna che sogna di poter arrivare con la sua penna a superare barriere e chiusure, muri di indifferenza ma anche cattiveria e dolore. Una speranza propria di tutti noi che scriviamo, inventiamo storie, versi, canti da donare.

Una poesia, dunque, originale direi nella scrittura, diretta e accessibile anche a chi non sempre dedica tempo e cuore a questo tipo di letteratura.

Per info sull’autrice; http://www.lemezzelane.altervista.org/lucia-izzo.html

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In punta di versi

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