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Buongiorno carissimi viaggiatori tra le righe!

Oggi si sottopone alla nostra intervista la fotogiornalista Valentina Barile, recensita recentemente con il suo #mineviandati sull’Appia Antica, edito da Les Flâneurs Edizioni.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Sono tentata di omettere la verità: è una domanda molto bella, ma troppo indiscreta. Provo a essere onesta: c’è una persona che, forse ne è consapevole o forse no, alimenta la mia linfa intellettuale fino a farmi compiere acrobazie vaganti. È una cosa che succede senza deciderlo, un istinto, che scappa come acqua raccolta dalle mani mentre la stai bevendo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea al momento della stesura?

È doloroso, per me, scrivere. Quanto vitale.

È doloroso perché nel momento in cui mi avvicino al foglio elettronico – non scrivo su carta, mai – comincio a sentire emozioni e sensazioni contrastanti. Ho paura di non essere capace di riportare tutto quello che vedo, di non averne la giusta attenzione e la cura mentre ne parlo. Ma provo gioia nel poterlo fare.

E, poi, libertà. E, ancora, quell’insicurezza che solo la libertà sa dare.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Nessuna delle due. Credo che la scrittura sia solo un mezzo per raccontare la realtà. Tutti lo abbiamo a disposizione: è solo che diventa l’unico nelle dita di chi non riesce a raccontarla in altre maniere questa realtà, e lo fa con l’uso delle parole.

Per informazioni sull’autrice http://www.valentinabarile.it/

Per l’acquisto del libro mineviandanti. Sull’Appia Antica

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