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foto biografia Maraniello

Buongiorno carissimi lettori,

noi siamo quasi pronti per dare il via alla terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)” e intanto vi lasciamo le parole a bruciapelo di uno degli autori nostri ospiti, Danjel Maraniello, “3:33”.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Potrei rispondere “ognuna di queste”. La mia voglia di scrivere proviene dal desiderio di raccontare storie e per raccontare storie l’ispirazione proviene da tutto ciò che mi coinvolge. Se dovessi dare una risposta secca, direi “una persona”, ma non una in particolare: LE persone. Trovo che esse siano degli animali affascinanti, li ami e li odi allo stesso tempo, sono piene di contraddizioni ed è così affascinante studiarli che spesso le storie che voglio raccontare provengono proprio dalle loro esperienze re-immaginate, ovviamente, in contesti differenti.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Quando nasce l’idea, in me c’è solo entusiasmo. Del tipo che potrei anche cominciare a saltare in giro per casa come un cretino o parlare ad alta voce raccontandomi da solo la storia: quel genere di entusiasmo. Di solito preferisco farlo quando non c’è nessuno in casa, che già i miei gatti mi guardano abbastanza male, figuriamoci qualcun altro!
Al momento della stesura, visto che mi chiedi cosa provo fisicamente, mi verrebbe da dire “dolore alle falangi”, perché una volta che inizio a scrivere non mi fermo. Interiormente, invece, è tutto più interessante visto che tento di farmi coinvolgere emotivamente dalle esperienze dei personaggi. La stesura per me è un momento importante, così importante che tendo ad isolarmi per riuscire ad entrare nell’emotività dei protagonisti. Leggendo “3:33” potreste provare a capire cos’è che ho provato tutto il tempo e capire a che genere di masochismo posso arrivare pur di raggiungere il mio scopo.

Infine, anche se non me lo hai chiesto, te lo dirò lo stesso: quando si tratta della rilettura e delle correzioni mi sento come se Wiley E. Coyote mi stesse puntando un incudine sopra la testa e, purtroppo, spesso non mi sento tanto Road Runner pronto a schivarla all’ultimo momento.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Precisiamo una cosa: io non ho la passione per la scrittura, piuttosto la ho per la narrazione. Sembra una precisazione inutile, perché comunque le due cose sono collegate tra loro, ma è una distinzione che preferisco sempre fare un po’ per mettere le mani davanti sulla mia scrittura decisamente “non ricercata” e un po’ perché il mio background proviene non tanto dalla lettura di libri e romanzi ma dal fumetto e dal cinema. Sono queste le mie due più grandi passioni, la prima soprattutto sul quale punto un giorno di riuscire a pubblicare qualcosa di mio. Sul perché abbia scritto un libro, proviene dal la sfortuna di non saper disegnare, ma l’avessi saputo fare, “3:33” sarebbe un fumetto, a quest’ora.

Per rispondere alla tua domanda, è un dono. Non vedo come possa risultare una maledizione, dal momento in cui è il raccontare storie che mi fa sentire libero, in pace non solo con i sensi ma col resto del mondo. Mi aiuta anche a rilassarmi, ad apprezzare di più ciò che ho intorno e ad espandere la mia mente. È un dono che ho lasciato da parte già tempo fa e che, ora che sono anche riuscito a pubblicare un libro, anche se andasse male non rinuncerei mai e poi mai!

Per info sull’autore http://oblivionbar.blogspot.it/

Per acquistare il libro 3:33

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