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Edito dalla Edizioni NPE, “Spiners” di Roberto Ferraresi ci catapulta in un futuro non troppo lontano ma dallo scenario apocalittico; un romanzo ambientato in un 2024 catastrofico per l’umanità.

A leggerlo ho qualche brivido perché mi viene da pensare che l’evoluzione proposta dall’autore non sia poi tanto distante dalla peggiore delle ipotesi che molte persone possono elaborare nell’esasperazione di un’attualità sempre pregna di crisi.

In effetti, Roberto immagina una società nella quale i governi non sono più in grado di gestire il flusso migratorio proveniente dall’Africa e decidono di modernizzare i paesi africani per rimandare i vari immigrati nei loro paesi. Una decisione che però sfugge di mano, e fa ritrovare i presunti potenti a dipendere completamente da questi paesi per il petrolio; mentre la sete di potere e modernizzazione dell’Africa sarà comunque priva di pecche relativamente alla gestione della ricchezza. Tutto ciò scaturirà in una crisi mondiale dell’intera umanità impoverita, che diventa causa di un regresso alla bestialità e alla violenza; una società che ormai non ha più nulla di umano, nella lotta per la sopravvivenza.

È in questo scenario che il nostro protagonista, voce narrante, racconta della sua sopravvivenza. Probabilmente unico abitante al mondo insieme al cecchino che gli abita di fronte e con cui ogni giorno scandisce un dialogo a suon di pallottole.

Mi sono posta molte domande mentre leggevo il libro, che tra l’altro ho letto tutto d’un fiato in due soli giorni. La prima era relativa alla onestà della trama, che sembra proporre una realtà non tanto distante dalle peggiori paure immaginabili.

Il romanzo si presenta come un’analisi sull’umanità, sull’uomo, sulla sua bestialità, sull’esagerazione che la società dell’apparire e dell’avere determina sull’uomo stesso. Si tratta di tutte tematiche che trovo molto attuali; delle tematiche che forse noi tendiamo a sottovalutare dominati dalla fretta di dover lavorare, accumulare soldi, accumulare cose, farsi vedere con i social network, senza rendersi conto che le cose che veramente contano sono altre e che nel momento del bisogno l’uomo deve sfoggiare ben altre capacità.

È interessante la costante riflessione che il protagonista fa tra tutte le vicende che racconta. Costante è il richiamo della memoria alla sua donna, Elena, che lo ha lasciato due anni prima non sopportando più l’idea estrema che aveva quest’uomo secondo il quale non ci sarebbe stato alcun lieto fine alla crisi: la donna, che è sua moglie, lo lascia ma è l’unica forza che adesso manca a quest’uomo, e lui non può fare che pensarci di continuo. Sono quindi belle le descrizioni dei momenti, quando la crisi stava scoppiando, in cui i due riscoprono una passione famelica, urgente come l’urgenza di vivere il poco tempo felice che si sospetta avranno insieme, perché quando si vive nel benessere ci si dà per scontati e non si apprezza quello che abbiamo, non si vivono pienamente i momenti che ci vengono concessi dalla vita.

Per quanto riguarda il tono della narrazione, è sicuramente molto teso e sempre molto misterioso. Talvolta folle, lascia intravvedere la follia che ormai ha invaso la mentre di quest’uomo; la malattia che ha devastato il mondo.

All’inizio si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un mondo popolato da zombie; mentre poi ci si rende conto che questi mostri non sono altro che le persone che ci circondano, persone che si lasciano dominare dalle apparenze ma che poi non sono in grado di affrontare un momento di crisi con obiettività. Mentre il nostro protagonista vuole dimostrare che nella sua follia, nella sua esagerazione, egli riesce a capire che cosa gli può essere utile in un momento di crisi totale.

Dalle prime pagine mi ero convinta che si trattasse di un thriller psicologico, al termine del quale avrei scoperto che il cecchino altri non era che una delle personalità del protagonista schizofrenico, e che lui in realtà viveva da solo e che da solo si sarebbe ucciso. Invece non è così e il finale lascia una sorpresa inaspettata che non vi svelerò, ovviamente.

Quello che posso dire è che ciò che colpisce di più è proprio la devastazione di questo panorama apocalittico nel quale si trova il mondo, nello specifico una parte della Campania, il casertano per la precisione. E nella scrittura ho apprezzato la poesia che sfocia dai ricordi con Elena.

Una lettura piacevole che si fa bere tutta d’un fiato, lasciando momenti di riflessione che, a mio avviso, lo rendono un libro completo.

Per informazioni su autore e acquisto libro http://www.edizioninpe.it/product/snipers/

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