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Salve amici della lettura!

Oggi vi presento l’intervista a bruciapelo di Fabrizio Bonati, autore di “La sorpresa di Paolo“, edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia musa è tutto e il contrario di tutto. Spesso lavorando, faccio il tecnico ascensorista per vivere, e mi aggiro per condomini, vedendone di tutti i colori. A volte certi episodi li assimilo, magari ne parlo a casa con mia moglie, poi li dimentico, o credo di averli dimenticati, e invece mentre sto scrivendo dal cassettino della memoria salta fuori quel determinato episodio che aveva suscitato qualche emozione, spesso positiva ma non sempre, e allora lo butto nella storia. Per esempio, nel mio ultimo libro “La Sorpresa di Paolo”, il protagonista, Paolo,è alle prese con un signore che, mentre lui svolge il suo lavoro, lo raggiunge e pretende di fumarsi una sigaretta in compagnia, dando per scontato che anche lui fumi. Questo è un episodio vissuto veramente. Il contesto era leggermente diverso, e inoltre il signore è già mancato da qualche anno, ma era un episodio curioso che mi è piaciuto inserire nel libro. Altre volte ascoltando una determinata canzone, mi scaturisce l’idea per un racconto, come per esempio ascoltando “Pictures of you” dei Cure, ho avuto l’ispirazione per un racconto noir basato sull’amore criminale. A volte parlando e scherzando con mia moglie, lei butta lì una frase, che magari mi si ripresenta dopo mesi o anni mentre sto scrivendo. Insomma, variano abbastanza, le mie muse, ma mia moglie Sara c’è sempre in mezzo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Nel momento in cui vengo “assalito” dall’ispirazione di scrivere, è come se fossi fuori dal mondo reale, non mi rendo conto dello scorrere del tempo, non sento ne caldo ne freddo, quasi non so dove sono. Ricordo che una volta, mi ero messo a letto, stanchissimo. Poi mi è balenata l’idea su come sviluppare il mio secondo libro, ho recuperato un block notes e una penna, e via, seduto nel letto con il blocco appoggiato sulle gambe. Dopo un bel po’ mi sono reso conto che avevo finito il blocco, era passata un’ora e mezza, ma avevo buttato giù l’ossatura principale del libro, praticamente il settantacinque percento di centoquaranta pagine! Ero leggermente congelato perchè era inverno, ma non me ne ero reso conto!

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Ho iniziato a scrivere davvero a 35 anni, mi avevano da poco diagnosticato in maniera definitiva la Sclerosi multipla, e stavo cercando di convincermi che non era la fine del mondo. In più avevamo appena cambiato casa, e nelle pause pranzo non andavo a casa, ma le passavo in ufficio: da molto tempo coltivavo l’idea di scrivere una storia che avevo in mente, e all’improvviso ne avevo l’occasione, e l’ho fatto. Scrivere è stata una fortuna, le mie ansie, le mie frustrazioni, tutto finiva in quelle quattro frasi con cui imbrattavo un po’ di carta. D’altra parte, quando hai scritto, poi ti viene voglia di pubblicare, e allora comincia la parte “maledizione”. O meglio, MALEDIZIONE, MA CHI ME LO FA FARE!

Per info su autore e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/fabrizio-bonati.html

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