Salve amici della lettura,

oggi risponde a bruciapelo Vito Ditaranto, autore di “V.I.T.R.I.O.L. (L’Artigliatore)“, con Le Mezzelane Casa Editrice

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Dio mi ha costretto a passare davanti alle cinquecentocinque porte del paradiso, e poi mi ha trascinato sotto terra, e ora in un nero, insopportabile luogo fatto di nulla. Fuochi bianchi divampavano su la mia testa, e bianchi veleni sotto i miei piedi. A volte non riesco a respirare, né parlare, né implorare. E il dio mi mormora ogni giorno all’orecchio: «L’hai voluto tu. Ora l’hai ottenuto. Assaporalo!». Il mondo orribile insano e qualche volta gioioso questo è il mio luogo.Spesso cerco di far sì che questo luogo mi ghermisca e mi cullasse con la suggestione di cose familiari, di sapori che spesso e con difficoltà incontro. La mia melodia ha un suono indefinito, sempre diversa e sempre nuova. La nuova melodia risuona comunque e inevitabilmente identica a quella precedente. Ognuno di noi ha un momento della giornata che preferisce. Il mio momento è la sera…perchè indica il crepuscolo tra il passato e il futuro un momento per riflettere, un momento per ricordare e un momento per dimenticare. La sera è magica e malinconica allo stesso tempo…ed è anche il momento che preferisco per scrivere! Le parole vengono fuori da sole e non ddevo neanche pensarle. Quasimodo riassume benissimo questo momento:

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”

Le persone che hanno da sempre influenzato la mia vita sono due. Le mie muse sono due. Due donne la prima è quella che io idealmente chiamo Sophia e che credo sia unica e inimitabile una donna che spesso si definiva strana ma che io ho sempre definito unica e proprio per questo io l’ho sempre chiamata Sapienza (Sophia), l’altra donna è mia figlia Miriam, lei oggi rappresenta la mia unica ragione di vita e tutto quello che faccio è dedicato a lei. A Miriam regalerei il mio ultimo respiro se me ne fosse concesso uno solo, lei è una seminatrice di giocattoli,tazze,piatti, bicchieri e oggetti di ogni tipo, uno svolazzare di involucri di caramelle una seminatrice di patatine nella mia auto pulita eppure rimane sempre magica nei suoi sorrisi.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

La parte più difficile del creare un libro viene ancor prima di cominciare a scrivere. Mal di testa, sogni e visioni oniriche il tutto collegato alla vita di tutti i giorni. Faccio sempre una scaletta e mi metto al lavoro quando tutta la storia è nella mia testa. Ovviamente, tutto cambia mentre sto scrivendo, poiché spesso i personaggi hanno una loro vita, che non posso controllare. Immagino sempre i protagonisti come anime all’interno di un contenitore, ove posso vedere le diverse parti di cui è composta la mia vita e cerco di proiettarla al lettore, proprio come le sfaccettature di un poliedro, in cui ogni singolo evento influenza gli altri come fossero vasi comunicanti. Quando scrivo provo una sensazione strana che difficilmente riesco a descrivere. Quando si scrive un libro non si può, come nella vita, scegliere a chi piacerà e a chi no. Alla fine qualcuno volterà quelle pagine con cura, senza sgualcirle; qualcun’altro invece lo farà con irruenza, le stropiccerà o peggio le strapperà con la presunzione d’aver capito tutto, quando invece nemmeno io ho capito tutto e spesso lascio immaginare il lettore una fine che non c’è. Scrivere un libro è una soddisfazione, vederlo finito tra le tue mani un orgoglio. Ti viene voglia di parlargli e a volte conosci i personaggi meglio di te stesso.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Ho un cuore inaffidabile quindi la mia è una maledizione. Solo nel silenzio esiste la mia parola, solo nella tenebra riesco a vedere la luce, a volte solo nella morte vedo la vita, tutto questo io la chiamo “Maledizione”. Spesso mi sento stanco della mia insistenza, io appartengo alle mie parole, per discendenza e per il dovere che ho verso chi mi legge. A volte penso di essere un mago del tempo in cui i miei racconti si perdono e non hanno ne inizio e ne fine. Quando sarò libero di tornare a essere un comune lettore, ritornerò: sino ad allora continuerò a scrivere storie senza inizio ne fine.

Per info su autore e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/vito-ditaranto.html

 

 

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